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Sentire le “farfalle nella pancia” al primo appuntamento con la persona del cuore o, al contrario, provare fastidio quando si è stressati non è una semplice coincidenza e, non a caso, molte espressioni e modi di dire legano “la pancia” ai sentimenti.

Le più recenti ricerche mediche, infatti, hanno dimostrato la presenza di una vera e propria comunicazione tra i neuroni del cervello e quelli dell’intestino che rende i due organi strettamente legati tra loro, ma al contempo autonomi.

Gli studi sull’intestino, il nostro “secondo cervello”, appunto, iniziarono una cinquantina di anni fa e condussero a un’interessante scoperta: i neuroni presenti in quest’organo sono gli unici a poter agire in modo indipendente dal sistema nervoso centrale, andando a costituire un proprio sistema nervoso, quello enterico, che rappresenta un’importantissima interfaccia fra il mondo esterno e il sistema nervoso centrale. In parole povere, si va delineando sempre più chiaramente la relazione tra il cibo che mangiamo, le sostanze nutritive che nell’intestino vengono estrapolate e “passate” al sistema circolatorio e il conseguente nostro stato d’animo o comportamento.

intestino e benesserePer fare ciò, l’intestino è dotato di milioni di colonie di batteri, virus, miceti “buoni”, responsabili dell’assimilazione delle moltissime sostanze che assumiamo attraverso il cibo; la flora microbiologica riveste un ruolo cruciale anche nel modulare la motilità intestinale, la permeabilità e la sensibilità viscerale, agendo attraverso scambi ormonali con le cellule immunitarie e quelle che rivestono la mucosa intestinale.
Per trasmettere una così grande quantità di informazioni, l’intestino dispone di un’intricatissima rete di cellule neuronali, il cui numero è vicino a quello dei neuroni presenti nel midollo spinale, che lavorano in modo molto simile a quelle cerebrali.

Per questi motivi si può parlare di un vero e proprio “secondo cervello”, connesso al primo e al sistema nervoso centrale attraverso il sistema simpatico e parasimpatico. Questo vuol dire, per esempio, che l’intestino è in grado di identificare una minaccia (come un batterio patogeno) e di decidere autonomamente di eliminarla subito attraverso la diarrea se si trova già nell’intestino, o di comunicare al cervello di provocare il vomito nel caso in cui si trovi ancora nello stomaco.
L’intestino reagisce obbligando a correre in bagno anche di fronte a particolari situazioni stressanti: per esempio, quando si devono affrontare esami, colloqui o situazioni di particolare tensione emotiva. Il motivo consiste nel fatto che il microbiota, in presenza dell’ormone dello stress, va a influenzare la crescita e la virulenza di quei batteri che provocano disturbi intestinali per far sì che il nostro corpo si “alleggerisca” delle feci, permettendo così di rispondere in maniera più efficace a una situazione di pericolo.
È un riflesso antichissimo legato all’istinto di conservazione, cioè a quando l’uomo, durante la caccia o messo di fronte alla necessità di scappare, doveva essere libero di muoversi senza doversi fermare per evacuare.

 

alimentazione sana Se l’intestino è capace di modulare a tal punto le nostre risposte fisiche, lo è ancora di più quando si tratta del nostro umore e benessere psicologico: infatti, in caso di una prevalenza di popolazioni microbiche negative, interagisce con il nostro sistema nervoso provocando anche veri e propri disturbi del carattere.
A conferma di ciò, sono oggi in corso molti studi che portano ad affermare che una disbiosi, ossia la composizione stabilmente “cattiva” della popolazione enterica, può essere corresponsabile di turbe di vario tipo, da quelle del comportamento alimentare all’ansia, dalla depressione all’aggressività o, addirittura, all’autismo.
Per questo è fondamentale che l’alimentazione sia sana, varia e ricca di fibre grezze (il vero nutrimento per il microbiota) già fin dalla primissima infanzia perché è proprio in quel periodo che si seleziona e si stabilizza la composizione prevalente del microbiota intestinale. Oltre all’alimentazione, però, si può ricorrere a prebiotici e probiotici, soprattutto dopo periodi stress o di cure con farmaci che vanno a interferire con la flora intestinale, come per esempio gli antibiotici, in modo da ristabilire il buon funzionamento del sistema gastrointestinale.

 

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